Ulteriori informazioni

Percorsi sulla sicurezza

Basandosi sulle norme vigenti circa il testo unico per la sicurezza, la scuola dedica uno spazio e un tempo ben preciso e organizzato sulle tematiche di pericolo e di comportamento in caso di incendio adeguato alla struttura e all'età dei bambini. Ogni anno si organizza un progetto specifico per tale argomento.

 

Organizzazione gruppi di apprendimento

I bambini iscritti vengono divisi in quattro sezioni eterogenee, per un totale massimo di 29 bambini ciascuna. Nel gruppo eterogeneo i bambini attivano relazioni di aiuto, processi di imitazione ed emulazione. Il gruppo eterogeneo stimola alla maturazione dell'identità e alla conquista dell'autonomia. La divisione dei bambini nelle varie sezioni avviene secondo le esigenze organizzative ed educative della scuola e si possono effettuare modifiche o cambiamenti sull'impostazione delle sezioni qualora subentrassero condizioni particolari che ne vedano la necessità. Nel periodo dell'inserimento, le docenti osservano i bambini nuovi iscritti per poter formare le sezioni in modo equilibrato, sia nel rapporto numerico che nel rapporto relazionale.
Per i laboratori pomeridiani, i bambini di quattro e cinque anni sono divisi in tre gruppi misti di circa 21.

 

Piani di inclusione scolastica: BES e DSA, disabilità, cultura diversa

L'espressione "Bisogni Educativi Speciali" (BES) è entrata nel vasto uso in Italia dopo l'emanazione della Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 "Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica". La Direttiva stessa ne precisa succintamente il significato: "L'area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse". L'utilizzo dell'acronimo BES sta quindi ad indicare una vasta area di alunni per i quali il principio della personalizzazione dell'insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003, va applicato con particolari accentuazioni in quanto a peculiarità, intensività e durata delle modificazioni. Nei BES, dunque, sono comprese tre categorie di alunni: quella con disabilità, quella con disturbi evolutivi specifici e quella caratterizzata da svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.
Per quanto riguarda in particolare il bambino con disabilità, va specificato che l'inclusione non dipende solo dalla presenza fissa dell'insegnante di sostegno o dell'OSS che può avere al massimo un tot di ore non garantendo per tutto il tempo scuola la sua presenza, poiché non è previsto che un bambino che frequenta la scuola dell'infanzia possa avere l'insegnante per 40 ore settimanali. La coordinatrice informa la famiglia del cotesto classe, delle metodologie inclusive che le docenti utilizzano per far capire che quando l'insegnante di sostegno o l'OSS non c'è il bambino non è lasciato a sé stesso, ha le altre figure che sono lì per lui, oltre naturalmente alle insegnanti curricolari che hanno la responsabilità di TUTTI i bambini e non solo dei normodotati.
A livello di normative, il passaggio dal concetto di disabilità a quello di Bisogno Educativo Speciale è stato un gran passo in avanti perché ha spostato l'accento dal "deficit da normalizzare" nel bambino al contesto classe come una un facilitatore del percorso formativo. Infatti oggi ci si rifà ad un modello bio-psico-sociale non fondato sull'handicap derivato da una disfunzione patologica ma sul funzionamento delle strutture corporee mentali e affettive del bambino con bisogni educativi speciali e sulla sua partecipazione alla vita sociale in un rapporto stretto con l'ambiente con cui interagisce. Diventano quindi strategiche per la partecipazione attiva alla vita scolastica di tutti i bambini che temporaneamente o in modo permanente hanno Bisogni speciali, quindi compresi i bambini stranieri, le condizioni che facilitano e non impediscono il loro successo formativo e il diritto all'istruzione.
Infine è evidente la tendenza ad estendere l'ambito del Piano Educativo Individualizzato dalla scuola alla vita di tutti i giorni: l'intervento non è più finalizzato soltanto al raggiungimento dei traguardi previsti dai programmi scolastici ma riguarda l'autonomia personale, il benessere psicofisico, la riflessione da parte dell'alunno sulle proprie aspettative di realizzazione personale e sulla cura delle relazioni sociali: è il Progetto di Vita.
La scuola s'impegna a costruire le condizioni educative, didattiche, organizzative, culturali, relazionali e strumentali, per garantire al bambino con disabilità o straniero l'integrazione scolastica. A tale scopo:
1. opera affinché, nell'esercizio dell'autonomia scolastica, la flessibilità organizzativa e didattica e la corresponsabilità di tutte le componenti scolastiche siano indirizzate a promuovere e garantire i processi di integrazione scolastica e la personalizzazione dei processi di insegnamento-apprendimento di tutti gli alunni, con particolare riguardo a quelli con disabilità;
2. si rapporta con le famiglie degli alunni con disabilità in modo da garantire la massima partecipazione e collaborazione per favorire l'integrazione scolastica dell'alunno secondo un progetto di vita coerente con le potenzialità individuali. Comunica ai genitori tutte le informazioni in suo possesso raccolte tramite appositi strumenti (griglie) elaborate e condivise da tutto il corpo docente, o li indirizza verso altri soggetti competenti, affinché possano accedere, qualora ve ne sia la necessità, alle provvidenze previste dalla legge 104/92 e successiva normativa;
3. si rapporta con i servizi socio-sanitari del territorio in regime di reciprocità e collaborazione operativa al fine di garantire sinergia e armonia tra i vari interventi di scolarizzazione, integrazione sociale, recupero funzionale, terapia;
4. tiene presenti, nella definizione e realizzazione del Piano Educativo Individualizzato, i progetti didattico-educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché le forme di integrazione tra attività scolastiche ed extrascolastiche;
5. elabora un progetto d'Istituto per l'integrazione degli alunni con disabilità, da inserire nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF), che descriva l'insieme delle iniziative attivate dall'Istituto in questo ambito;
6. programma attività di aggiornamento/formazione in servizio per gli insegnanti di sostegno e curricolari, impegnati nell'integrazione, su tematiche di carattere pedagogico, metodologico-didattico e su specifiche tecnologie per l'handicap;
7. garantisce la continuità educativa con la scuola primaria prevedendo forme di consultazione tra insegnanti;
8. trasmette d'ufficio, previo consenso della famiglia, tutta la documentazione personale al passaggio alla scuola primaria, in particolare: Attestazione handicap o altra certificazione, Diagnosi Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale, Progetto Educativo Individualizzato e ogni altro documento utile ad illustrare la situazione.

 

ORGANIGRAMMA

 

Laboratorio di psicomotricità

La psicomotricità che rappresenta un momento importante per il processo di socializzazione di ciascun bambino, un momento che favorisce lo sviluppo delle capacità di controllo e autocontrollo del proprio corpo, un momento di incontro tra le competenze, i linguaggi dell'adulto, le emozioni, i desideri d'espressione l'interscambio delle esperienze proprie con quelle degli altri bambini. Le attività proposte permettono al bambino di mettersi in gioco con tutta la propria storia alle spalle, favorendo la crescita che può differenziarsi da bambino a bambino, in quanto non prevedono l'esecuzione di prodotti già predisposti bensì la costruzione, la manipolazione, l'organizzazione di materiali e strumenti secondo stili personali di apprendimento.

 

Laboratorio di lingua inglese

Un giorno a settimana a scuola viene fatto il laboratorio di inglese da un'insegnante madrelingua, attuato nel rispetto delle specificità pedagogiche e metodologiche della scuola dell'infanzia. Il quadro pedagogico, infatti, richiede che l'intervento non si figuri come insegnamento precoce e sistematico di una lingua straniera, ma come sensibilizzazione del bambino ad un codice linguistico diverso da quello materno e ad un'apertura mentale verso modi diversi di pensare e di vivere.

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