Campi Estivi per i gruppi parrocchiali

I racconti delle esperienze estive 2013

Un’Estate ricca di… comunità!
di don Paolo Zaramella

Ripenso ad questa Estate da poco conclusa, un’Estate piena di attività e di esperienze, vissuta a stretto contatto con i nostri ragazzi. Cominciata a inizio giugno con il Grest, proseguita con i campiscuola a Foza, Stoccareddo (con don Roberto), in Toscana sulla Via Francigena e a Mezzano, si è conclusa “col botto” nella straordinaria esperienza vissuta tra Mostar e Montegrotto.
Accanto a tanta stanchezza e a qualche fatica, il primo pensiero è che… siamo proprio una bella squadra, una bella famiglia, una bella comunità! Lo dico pensando ai tanti ragazzi che hanno partecipato alle nostre proposte estive - quasi 150 nei campiscuola e 120 nel Grest -, agli animatori che hanno regalato tempo, cuore (e pazienza) nelle diverse settimane - circa 70 giovanissimi nel Grest e 16 animatori nei campiscuola… Lo dico però pensando anche ai cuochi (colpevoli del mio aumento di peso… ma prodigiosi nel far mangiare anche le verdure ai bambini!!!), agli adulti (i “veci”) che hanno seguito gli animatori e a quelli che hanno seguito i diversi aspetti logistici (in particolare per gli acquisti e bilanci).
Tutto questo dice qualcosa di noi… non vi pare? Le cose migliori sono sempre il frutto di un accordo di più note, mai di un singolo… e queste esperienze estive hanno “cantato” la semplice ma entusiasmante sinfonia di una comunità viva, capace di esprimersi e di lavorare insieme, di incontrarsi, di spendersi per un unico obiettivo.
E qual è questo obiettivo?
Ce lo siamo detti nella Messa a Foza, nel passaggio di testimone tra il Camposcuola delle Elementari e quello di Prima e Seconda Media: tra le tante possibilità che oggi offrono associazioni, società sportive, istituti scolastici… Grest e Campiscuola continuano ad essere esperienze originali e insostituibili (anche se certamente da rielaborare per certi aspetti). La loro originalità e unicità nasce dal fatto che attraverso queste esperienze i nostri ragazzi sperimentano la bellezza dell’essere Chiesa e il fascino di essere discepoli di Gesù, il Signore e il Maestro, nel tempo gratuito donato da giovani e adulti, nel gioco condiviso, nella lode e nella preghiera vissuta fianco a fianco, nella riflessione e nella catechesi sperimentata, riflettuta e “dialogata”…
Grest e Campiscuola sono esperienza di Chiesa, quella Chiesa in cui possiamo incontrare e toccare il corpo stesso di Gesù, oggi.
Che bello se tutti potessimo sottoscrivere e firmare le parole di papa Francesco: “L’incontro personale con Gesù è stato reso possibile dalla comunità di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l'accesso all'intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti, alla fraternità con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore. Senza la Chiesa non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell'immenso dono che è la fede è custodito nei fragili vasi d'argilla della nostra umanità”.
E io, tu… ti senti parte di questa squadra, di questa famiglia, di questa comunità?
Perché, in Estate, in Autunno, in Inverno o in Primavera… c’è spazio anche per te!!!

 

Ekklesia, lanciati nel gioco!
di Michele Rigoni

Il camposcuola ACR di quest’anno porta il titolo di “Ekklesia, lanciati nel gioco”, un’avventura per i ragazzi delle Elementari e della prima e seconda Media, alla scoperta della nostra Chiesa nata dal Concilio Vaticano II! Un tema molto particolare che, a distanza di cinquant’anni, ha offerto ai ragazzi l’occasione di scoprire, conoscere, sperimentare e interiorizzare i doni che il Concilio ha fatto a tutti i cristiani e alle persone di buona volontà.
Nelle varie tappe con cui tutti i ragazzi si sono confrontati, abbiamo potuto scoprire un nuovo volto della Chiesa,a volte spesso dimenticato, che si è scoperta abitata dalla presenza viva del Signore Gesù e del suo Spirito.
Attraverso tre tappe abbiamo fatto esperienza di come Cristo si manifesta nella Parola e nella Liturgia in cui può incontrarlo come Amico (Dio chiama...), di come la nostra Chiesa si è scoperta e si scopre tuttora popolo di Dio (...il suo popolo...), e come questo popolo sia chiamato da Lui alla gioia e alla bellezza di raccontare le sue meraviglie a tutte le persone del mondo, persone a cui la Chiesa guarda con simpatia, condividendone le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce (...ad abbracciare il mondo).
Grazie a questi spunti tutti i ragazzi ed anche gli stessi animatori si sono messi in gioco per poter scoprire attraverso la preghiera, il gioco e il divertimento nello stare insieme il nuovo e autentico volto che il Concilio Vaticano II ha donato a tutti noi: Una chiesa abitata dalla presenza del Signore e del suo amore per tutto il suo popolo!

 

Sulla Via francigena
di Valentina Maran

Il giorno 21 luglio, alle ore 23.30, noi ragazzi del camposcuola di Prima Superiore ci siamo ritrovati in Patronato per la partenza. Si sentiva che nell’aria c’era un po’ di agitazione, perché non sapevamo cosa ci aspettasse… Dopotutto non avevamo mai fatto un’esperienza simile.
Poco dopo, dopo aver salutato i genitori siamo saliti in autobus e siamo partiti. Lì aveva inizio la nostra avventura, ad accompagnarci c’era don Paolo, l’animatore Marco Nassi e i cuochi Danilo e Vasili. Dopo circa quattro ore di viaggio siamo arrivati a San Miniato, e abbiamo cominciato subito il nostro cammino.
Il primo giorno è stato veramente duro, non eravamo abituati, e in più non avevamo dormito molto. Arrivati a Gambassi, la prima tappa, eravamo più distrutti che mai ma una doccia, un buon pranzo e un lungo pisolino pomeridiano ci hanno tirato su il morale. Ci ospitava l’ostello “Santa Maria Assunta a Chianni”.
Il secondo giorno ci siamo svegliati di buon’ora e alle 4:30 circa abbiamo cominciato la camminata. Abbiamo attraversato paesi, campi, boschi e infine siamo arrivati alla seconda tappa: il monastero di San Girolamo, a San Gimignano. Nel pomeriggio abbiamo fatto una breve visita al paese (rigorosamente in ciabatte!), e abbiamo avuto un incontro con una monaca, suor Maddalena Masiero, anche lei di Montegrotto. È stato veramente utile perché ci ha aiutati a capire il significato di quello che stavamo facendo e ci ha incoraggiati a vivere il nostro cammino con gioia e profondità. L’incontro è piaciuto molto a tutti.
Il terzo giorno siamo partiti un po’ più sereni e riposati. È stata la tappa più lunga ma siamo andati con calma e abbiamo fatto molte pause. Abbiamo passato la notte nel Patronato della parrocchia di “Cristo Re e S. Maria Nascente” a Monteriggioni.
Il quarto e ultimo giorno di cammino siamo partiti decisi a raggiungere la nostra meta: Siena. Quando siamo arrivati la soddisfazione era tanta, eravamo fieri di noi, la fatica era stata ricompensata. Abbiamo alloggiato fino a sabato presso l’Associazione “Costone”. Lì una signora del posto ci ha spiegato la storia di Siena, del Palio, e delle contrade. Nei giorni passati a Siena abbiamo visitato la casa di Santa Caterina e il Duomo. E abbiamo passato le due serate in giro per Siena.
Questa esperienza è stata stupenda, ci ha fatto capire i nostri limiti e il vero significato dell’espressione “Non ce la faccio più”. Ci ha fatto capire cosa significa vivere con (quasi) l’essenziale. Ci ha insegnato che quando si è in compagnia degli amici si può superare qualsiasi ostacolo e far passare vesciche, piedi e spalle doloranti in secondo piano.

 

In contatto: Camposcuola 14enni.

di Claudia Tanzi

In contatto con gli amici, con le amiche, i compagni di scuola. In contatto diretto, al di la’ del semplice messaggio e del “mi piace” su Facebook, quel contatto che fa crescere insieme e, guardandoci indietro, ci fa chiedere: “Chi sarei diventato con compagni di cammino diversi?”.

Questo il tema del Camposcuola, questa la scommessa di noi animatori, nel tentativo di unire (e mantenere uniti) ragazzi che, forse per la prima volta, si trovano di fronte ad un incrocio, costretti ad intraprendere strade diverse alla ricerca della realizzazione dei propri sogni, della costruzione di un futuro che spesso deve prescindere dalle amicizie.
È una scommessa difficile da vincere e che talvolta porta con sé rabbia e frustrazione da entrambe le parti (animatori e animati), e questo lo possiamo tutti confermare per averlo provato sulla nostra pelle. Che non sarebbero state tutte rose e fiori lo sapevamo - per aver avuto alle spalle un anno di catechismo in preparazione alla Cresima -, che i nostri intenti non avrebbero combaciato anche, vista la difficoltà a tenere a freno l’“esplosività” di molti.
Rimane il dispiacere per chi avrebbe voluto fare e dare di più, il rimpianto, forse, di non aver dato abbastanza, di non aver saputo capire.
Magari avendo avuto più tempo a disposizione…
Ma con i “forse” non si va da nessuna parte e rimane ferma la convinzione che tutto serve e prima o poi trova il modo di tornare utile; d’altronde, se è vero che i “se” sono la patente dei falliti mentre nella vita si diventa grandi “nonostante”… nonostante tutto, noi ci vogliamo riprovare!

 

Un ponte tra Montegrotto e Mostar
di Chiara Salvagno

1992, Mostar, Bosnia Erzegovina: ha inizio la guerra che finora risulta quella con il più alto numero di vittime civili al mondo. Ogni 100 morti, 95 i civili. La città è spezzata in quattro religioni: ebrei, ortodossi, cattolici e musulmani. Nel 1995 la guerra finisce; vincitori? Nessuno. Morti e feriti? Milioni. Mostar non esiste più, le case dei cittadini sono solo macerie mischiate con ossa umane. L’anima dei suoi abitanti si è spenta e i cuori dei sopravvissuti feriti per sempre.

È il 16 Agosto 2013, ore 5.30, Patronato di Montegrotto Terme (Padova): parte un bus di 40 adolescenti, guidati da don Paolo, dal promotore dell’iniziativa Silvio Nardo e da sei animatori di Montegrotto e Mezzavia. Direzione? Mostar, Bosnia Erzegovina. Cosa aspetta loro? Una settimana di incontri e visite tra coetanei di diverse religioni, con la dura realtà degli effetti della guerra ancora viva in loro.
23 Agosto 2013, ore 5.30: due bus di 40 adolescenti e accompagnatori ciascuno partono. Direzione? Montegrotto Terme, Italia.
30 Agosto 2013, ore 5.30, il bus di 40 giovani di Mostar ritorna a casa … direzione? Un futuro con ‘mir’, ‘pace’, quella parola che ogni giorno la Madonna rivela a Ivan e agli altri 5 veggenti e che sembra così estranea nell’uomo-bestia che continua ad uccidere i suoi simili per un diverso colore della pelle o perché di diversa religione.
Quello che abbiamo vissuto non si può perciò definire il classico camposcuola e neppure una gita ‘di classe’. Il nome che gli si avvicina di più è ‘scambio interculturale con ragazzi che direttamente o indirettamente hanno subito gli effetti della guerra e che tutt’ora li sentono a causa della propria religione, mentre la loro stessa città è divisa in quattro’. Le attività e le classiche scalette di giochi sono ‘saltate’. Peccato? No, non credo. Una veglia alle stelle o una caccia all’animatore c’è sempre tempo per farla; un incontro con il nostro ‘vicino di casa’ diverso per nazionalità e culto e con un passato di dolore e che un camposcuola non sa che sia, no.
Per raccontare di cosa sia stata veramente la settimana a Mostar si potrebbe partire dall’ultimo giorno e in particolare dalla frase usata dal sindaco bosniaco la sera del 22 Agosto 2013: ‘Ora non solo non riesco più a distinguere i ragazzi cattolici, musulmani e ortodossi, ma i giovani di Mostar da quelli di Montegrotto’. Davanti a lui 80 ragazzi e ragazze ballavano tutti mischiati assieme.
Normalmente noi conosciamo i nostri vicini attraverso i mass media ma non ne abbiamo una conoscenza diretta, anzi spesso siamo pieni di pregiudizi. Durante la settimana abbiamo incontrato le diverse realtà, attraverso la visita delle Chiese, delle Moschee, dei Monasteri e delle Sinagoghe ma anche dei monumenti della città stessa, della vita politica e dei luoghi di lavoro e della vita sociale, di luoghi avvolti da fede e mistero come Medjugorje, dove c’è stato l’incontro con Ivan, il veggente, a cui ogni giorno appare la bianca Madonna. Gli incontri sono stati tanti come quello con la Comunità di recupero per tossicodipendenti del Cenacolo dove alla domanda ‘da quanto sei in comunità?’, ‘Un giorno’ è stata ed è sempre la risposta.
Perché come ci dice Gesù è un giorno in cui ci è dato di migliorare e di crescere … e di vivere al meglio.
Con la nostra presenza noi giovani di Montegrotto speriamo di aver smosso anche solo il cuore di un ragazzino di Mostar.
Preghiamo per un futuro dove Musulmani, Ortodossi, Ebrei e Cattolici si siederanno vicini in autobus senza problemi, dove entreranno serenamente nei ‘territori’ musulmani, dove l’università è una sola e studenti di diverse religioni studieranno assieme per avere la stessa educazione in campo umanistico e scientifico. Perché tutti siamo uguali davanti a Dio, perché ognuno di noi Cattolico, Musulmano, Ortodosso, Ebreo è un essere che prega e nessun uomo ha il diritto di uccidere un suo fratello. Noi l’abbiamo visto, noi abbiamo provato sulla pelle che la convivenza è possibile e come disse un frate a Medjugorje, ‘Là dove c’è un problema, c’è sempre una soluzione’.
E allora perché non continuare questo progetto?

 

Un ponte di amicizia
di Giorgia Comaron


Eccoci qua. Siamo ormai giunti alla fine di questo meraviglioso progetto che ha visto partecipi, in particolare nelle ultime due settimane, 40 ragazzi di Mostar e 40 ragazzi di Montegrotto.

Sono stati giorni davvero intensi e ricchi di emozioni.
L'apice è stato raggiunto nell'incontro ufficiale con il sindaco, Lubo Beslic, e i suoi collaboratori. Le emozioni quel giorno sono state davvero tante. È un onore essere stati accolti nella sala del consiglio comunale in un vero e proprio incontro ufficiale; insomma, perché spendere il proprio tempo prezioso per parlare con dei ragazzini stranieri? Per questo ci siamo sentiti importanti. In quella stanza, con il primo cittadino di Mostar, abbiamo capito che questo progetto non era una cosa da poco, ma una realtà con probabilità di riuscita.

Nel cuore, quindi, non c'era più speranza, ma volontà.

Abbiamo capito che potevamo cambiare qualcosa, nel nostro piccolo, che nella vita non bisogna essere sempre marionette, ma burattinai.

E devo dire che ci siamo riusciti, che questa esperienza è, è stata e spero sarà un vero, solido, meraviglioso ponte di amicizia.

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